Casapratica.org · guide e consigli pratici
Casa · Leggi e imposte

Bonus mobili: cosa serve per la detrazione

Aggiornato il 01 novembre 20264 capitoli
Il requisito di base: una ristrutturazione avviata prima dell'acquisto (foto Divano Gienne Miami)

Foto: Divano Gienne Miami

Il requisito di base: una ristrutturazione avviata prima dell'acquisto

Il bonus mobili è una detrazione Irpef del 50% sulle spese per arredi nuovi e grandi elettrodomestici destinati a un immobile oggetto di ristrutturazione. Il punto da cui partire, prima ancora di guardare le vetrine, è proprio questo: l'agevolazione non spetta a chi arreda semplicemente casa, ma a chi la sta ristrutturando. Occorre quindi un intervento di recupero edilizio iniziato a partire dal 1° gennaio dell'anno precedente a quello in cui compri i mobili, e la data di inizio lavori deve essere anteriore a quella in cui sostieni la spesa per l'arredo. Non conta invece la data di fine lavori: puoi acquistare la cucina mentre il cantiere è ancora aperto, purché sia già partito. Se stai pensando di approfittare delle offerte del Black Friday, verifica dunque che i lavori risultino formalmente avviati prima di passare alla cassa. La data di avvio si dimostra con il titolo abilitativo o la comunicazione presentata al Comune, oppure con la comunicazione preventiva all'Asl se obbligatoria; per gli interventi che non richiedono alcun titolo, come la manutenzione straordinaria interna, basta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui indichi la data di inizio. Prepararla con calma, prima dell'acquisto, ti evita di ritrovarti a ricostruire le date in sede di dichiarazione.

Quali mobili ed elettrodomestici rientrano e quali restano fuori

Nel perimetro del bonus rientrano i mobili nuovi: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone e credenze, oltre ai materassi e agli apparecchi di illuminazione che completano l'arredo dell'immobile ristrutturato. Per i grandi elettrodomestici la detrazione spetta solo se sono nuovi e, quando è prevista l'etichetta energetica, se raggiungono una classe minima: non inferiore alla A per i forni, alla E per lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie, alla F per frigoriferi e congelatori. Valuta con attenzione questo punto davanti a uno sconto allettante, perché un apparecchio di classe inferiore resta fuori dall'agevolazione anche se destinato alla casa in cantiere. Restano esclusi, in linea generale, i beni che non costituiscono arredo in senso proprio, come porte, pavimenti, tende e complementi di questo tipo, e in ogni caso i mobili usati. Non è nemmeno necessario che l'arredo sia destinato alla stanza interessata dai lavori: se hai rifatto il bagno, puoi detrarre la cucina o la camera da letto, purché l'immobile sia lo stesso. Se invece ristrutturi più unità immobiliari, il beneficio spetta per ciascuna di esse, con il relativo tetto di spesa.

Tetto di spesa, pagamenti tracciabili e ripartizione in dieci anni

Per gli acquisti effettuati nel 2026 la detrazione si calcola su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare, comprensivo delle eventuali spese di trasporto e montaggio: il risparmio fiscale può quindi arrivare a 2.500 euro, recuperati in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi. Il limite è unico per l'immobile, anche se spalmi gli acquisti su più fornitori o su più anni, e vale per gli acquisti sostenuti entro il 31 dicembre 2026 salvo proroghe. Ricorda che la detrazione riduce l'imposta dovuta: se la tua Irpef annua è bassa, la quota eccedente non si recupera, quindi conviene fare due conti prima di immaginare il rimborso pieno. Quanto al pagamento, usa esclusivamente bonifico ordinario, carta di credito o di debito: contanti, assegni e altri mezzi non ammessi fanno perdere il diritto alla detrazione. Il bonifico non deve essere quello speciale previsto per i lavori edili, basta un bonifico normale. Se paghi a rate con un finanziamento, l'acquisto si considera sostenuto nell'anno in cui la finanziaria versa il corrispettivo al venditore. Conta la data in cui la spesa è effettivamente sostenuta: un acconto versato nel 2026 rientra nel limite di quell'anno, il saldo pagato l'anno dopo segue le regole eventualmente in vigore allora.

I documenti da conservare per la dichiarazione dei redditi

Arrivati alla dichiarazione, quel che fa la differenza è aver messo da parte le carte giuste. Conserva le ricevute dei bonifici, con causale che richiami l'acquisto, oppure la ricevuta della transazione con carta insieme alla documentazione di addebito sul conto corrente. Serve poi la fattura o lo scontrino parlante, cioè con il tuo codice fiscale, in cui siano indicati natura, qualità e quantità dei beni acquistati; un documento generico senza descrizione dei prodotti rende difficile dimostrare che si tratta di arredi o di elettrodomestici agevolabili. Per questi ultimi tieni anche la documentazione sulla classe energetica, se richiesta per quel tipo di apparecchio. A fianco delle prove di acquisto devi avere la documentazione che attesta l'avvio dei lavori, già vista nel primo paragrafo, e, se il tuo intervento la prevede, la comunicazione all'Asl. La detrazione va indicata nel modello 730 o nel modello Redditi dell'anno successivo all'acquisto e può essere chiesta anche se non hai ancora beneficiato della detrazione per i lavori edili, perché le due agevolazioni sono autonome. Ordina tutto in una cartella per immobile, fisica o digitale, e tienila per gli anni in cui la detrazione resta soggetta a controllo: in caso di verifica potrai esibire ogni documento senza doverlo rintracciare tra fornitori e banche.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche