Erica o calluna: riconosci la pianta prima di curarla
Quando in autunno compri un'erica in vaso già fiorita, la prima cosa da fare è capire che pianta hai davvero in mano, perché con lo stesso nome comune i vivai vendono specie con esigenze diverse. Nel genere Erica le più diffuse sono tre: Erica gracilis, dalla fioritura autunnale fitta e compatta ma sensibile al gelo; Erica carnea ed Erica × darleyensis, che fioriscono tra inverno e inizio primavera e reggono bene anche gli inverni rigidi. Poi c'è la Calluna vulgaris, il brugo, che i professionisti chiamano calluna e che da fine estate riempie i banchi con spighe rosa, viola o bianche: appartiene a un altro genere, anche se le cure di base sono simili. Leggi l'etichetta o chiedi al vivaista, perché da questa distinzione dipendono le scelte successive: quanto proteggerla dal freddo, quanto deve essere acido il terriccio e per quanto tempo potrai aspettarti i fiori. Una calluna o una carnea ti accompagneranno fino alla primavera, mentre una gracilis darà il meglio nelle settimane autunnali e andrà trattata con più riguardo appena la temperatura scende.
Vaso, drenaggio e terriccio acido: la base per non perderla dopo poche settimane
Molte eriche comprate in autunno si seccano nel giro di un mese, e quasi sempre la causa sta nel vaso di coltivazione: troppo stretto, con poco substrato e radici che si asciugano o restano fradicie. Se il contenitore in cui l'hai acquistata è piccolo, rinvasala subito in uno appena più grande, di terracotta o plastica, purché abbia fori di scolo ben aperti. Sul fondo metti uno strato drenante di argilla espansa o cocci, poi riempi con un terriccio per piante acidofile, leggero e ben drenante: le eriche vivono nelle brughiere su terreni acidi e poveri, e un substrato universale calcareo le fa deperire. Carnea e darleyensis tollerano un pH meno acido, mentre gracilis e calluna sono più esigenti. Se vuoi comporre una fioriera con ciclamini o cavoli ornamentali, tieni le eriche in un vaso a sé dentro la composizione, così da dare loro il terriccio giusto senza condizionare le altre piante. Evita infine il sottovaso pieno d'acqua: il ristagno prolungato è il modo più rapido per far marcire le radici sottili di questa pianta.
Luce e annaffiature d'autunno: il terriccio umido ma mai fradicio
Sul balcone cerca per l'erica in vaso una posizione luminosa o a mezz'ombra, lontano dagli angoli bui dove la pianta si allunga e fiorisce poco. In autunno il sole diretto non è più un problema, anzi un'esposizione a sud o a est aiuta la fioritura; riparala invece dal vento forte, che asciuga rapidamente il poco terriccio disponibile. L'acqua è il punto più delicato. Il substrato deve restare leggermente umido in modo costante: controlla con un dito e annaffia quando il terriccio è asciutto a circa un centimetro di profondità, bagnando bene fino a vedere l'acqua uscire dai fori e svuotando poi il sottovaso. Non lasciare mai che il pane di radici si secchi del tutto, perché l'erica non si riprende facilmente dalla siccità, ma nemmeno che resti inzuppato. Con le temperature in calo e le piogge più frequenti le annaffiature si diradano da sole: valuta ogni volta il peso del vaso e lo stato del terriccio invece di seguire un calendario fisso. Se l'acqua del rubinetto è molto calcarea, preferisci quella piovana o lasciala decantare, così il terriccio acido mantiene più a lungo le sue caratteristiche.
Proteggerla dal gelo e prepararla alla primavera
Quando arrivano le prime gelate, la specie che hai riconosciuto all'inizio fa la differenza. Erica carnea, Erica × darleyensis e calluna sopportano bene il freddo e possono restare all'aperto tutto l'inverno; basta accostare il vaso al muro di casa, sollevarlo da terra con piedini o un'asse di legno e, nelle zone più rigide, avvolgere il contenitore con tessuto non tessuto o juta per proteggere le radici, che in vaso gelano prima che in piena terra. Erica gracilis invece non tollera temperature sotto i 5 gradi circa: al primo freddo spostala in un punto riparato, in una serra da balcone o in un vano luminoso ma non riscaldato, perché l'aria secca degli interni la fa seccare in fretta. In autunno sospendi le concimazioni: la pianta rallenta e il nutrimento in più non serve. A fine fioritura togli con le cesoie solo le spighe secche, senza tagliare nel legno vecchio, e rimanda a inizio primavera la potatura più decisa e l'eventuale rinvaso. Se vuoi moltiplicarla, i rametti prelevati a fine estate radicano in una miscela di torba e sabbia tenuta a mezz'ombra.





