Perché il freddo cambia il comportamento del calcestruzzo
Quando parliamo di gettare il cemento con il freddo intendiamo in realtà il calcestruzzo, cioè l'impasto di cemento, acqua, sabbia e ghiaia che costituisce fondazioni, solette e muri. Il cemento indurisce grazie all'idratazione, una reazione chimica con l'acqua che procede tanto più lentamente quanto più la temperatura scende. Le prestazioni dichiarate dai produttori si riferiscono a prove di laboratorio a circa 20 °C: sotto quella soglia la presa si allunga e la resistenza nei primi giorni cresce molto meno del previsto, anche se, con una maturazione lunga e protetta, il getto può raggiungere a lungo termine valori perfino migliori. Il pericolo vero è il gelo nelle prime ore e nei primi giorni. L'acqua d'impasto non ancora combinata con il cemento, ghiacciando, aumenta di volume di circa il 9 per cento e rompe dall'interno la pasta cementizia ancora debole. Il danno è permanente: la stagionatura successiva non lo ripara e il manufatto resta poroso e meno resistente. Per questo il getto va protetto finché non raggiunge una resistenza minima, di solito indicata intorno ai 5 MPa, oltre la quale un singolo episodio di gelo non lo compromette più.
Le temperature minime per il getto e come organizzare la giornata
Le linee guida italiane sulla messa in opera del calcestruzzo definiscono clima freddo la situazione in cui, per tre giorni consecutivi, la temperatura media dell'aria resta sotto i 5 °C oppure non supera i 10 °C per più di dodici ore. In queste condizioni il calcestruzzo fresco non dovrebbe arrivare in cantiere a meno di 5 °C e, se le previsioni indicano gelate nelle notti successive, valuta con il direttore dei lavori o con il fornitore se rinviare. Tieni presente che ogni 5 °C in meno allungano il tempo di presa di circa un terzo, quindi una lavorazione che d'estate si chiude in giornata può richiedere molto più tempo per la lisciatura e la finitura. Se decidi di procedere, programma il getto a fine mattinata, nelle ore più miti, così l'impasto ha il pomeriggio per avviare l'idratazione e scaldarsi un poco prima della notte. Controlla che terreno, casseri e armature non siano gelati e rimuovi brina e ghiaccio, perché una superficie gelata sottrae calore al calcestruzzo e lo raffredda proprio nel punto più delicato. Il fornitore può consegnare un impasto confezionato con acqua riscaldata, una pratica comune negli impianti di betonaggio quando le temperature scendono.
Additivi acceleranti e antigelo: cosa chiedere al fornitore
Gli additivi per il calcestruzzo in clima freddo si dividono in due famiglie che spesso si confondono tra loro. Gli acceleranti di presa e di indurimento velocizzano l'idratazione, così il getto raggiunge prima la resistenza che lo mette al riparo dal gelo e riduce il tempo in cui resta vulnerabile. Gli antigelo abbassano il punto di congelamento dell'acqua d'impasto e permettono alla reazione di proseguire anche con temperature vicine allo zero, ma non trasformano un getto scoperto in un getto sicuro: vanno sempre abbinati alle coperture. Entrambi si dosano in impianto, in base al cemento e alla temperatura prevista, non a occhio in betoniera. Un'avvertenza riguarda la composizione: alcuni prodotti a base di cloruri accelerano bene la presa ma favoriscono la corrosione dei ferri, quindi per il cemento armato servono formulati dichiarati esenti da cloruri e idonei alle strutture armate. In alternativa, o in aggiunta, puoi chiedere un cemento di classe di resistenza più alta o a indurimento rapido, che sviluppa più calore nelle prime ore e aiuta l'impasto a proteggersi da solo. Evita invece di aumentare l'acqua per rendere il getto più lavorabile al freddo: un rapporto acqua/cemento più alto lascia più acqua libera che può ghiacciare e indebolisce il calcestruzzo indurito.
Proteggere il getto e allungare i tempi di disarmo
Una volta posato, il calcestruzzo deve trattenere il calore che produce con l'idratazione. Coprilo appena finita la lavorazione con teli isolanti, materassini o fogli di polistirene fissati in modo che il vento non li sollevi, e sulle solette sottili prevedi uno strato d'aria tra la superficie e la copertura per non segnare la finitura. Per getti più impegnativi o con gelate forti i cantieri ricorrono anche a casseri isolati o al riscaldamento dell'ambiente sotto una tenda, ma per un piccolo intervento domestico una buona coibentazione, mantenuta per almeno i primi giorni, è di solito sufficiente a superare la fase critica. Il freddo rallenta la maturazione, quindi allunga anche i tempi di disarmo rispetto a quelli abituali e non togliere le protezioni di colpo: un getto ancora tiepido esposto all'aria gelida subisce uno shock termico che può fessurarlo in superficie, meglio scoprirlo gradualmente. Se l'opera resterà esposta a cicli di gelo e disgelo, come una rampa o un muretto esterno, ricorda che oltre al getto conta la miscela: il progettista indica una classe di esposizione XF adeguata, spesso con aria inglobata, che rende il calcestruzzo durevole per tutta la vita dell'opera.





