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Cappotto interno: quando sceglierlo e quali pannelli usare

Aggiornato il 01 ottobre 20264 capitoli
Cappotto interno: quando è la scelta giusta

Quando il cappotto interno è davvero la scelta giusta

Il cappotto interno entra in gioco quando la facciata non si può toccare: edifici sotto tutela della Soprintendenza, palazzine con paramenti in mattoni a vista o in pietra e, più spesso di tutti, condomini in cui il singolo proprietario non ha titolo per intervenire sul muro perimetrale comune. In questi casi isolare dall'interno resta l'unica strada per abbassare le dispersioni della parete, con il vantaggio di poter limitare il lavoro al tuo appartamento, senza ponteggi e con un cantiere breve. Prima di decidere, però, fai due conti sullo spazio e sul modo in cui vivi le stanze. Lo spessore dell'isolante più la finitura si sommano al muro e sottraggono centimetri lungo tutta la parete esterna: in una camera stretta o in un bagno può essere l'elemento che fa pendere la bilancia. Valuta anche il riscaldamento: se accendi poche ore al giorno, come in una seconda casa o in un ufficio, il cappotto interno lavora a tuo favore perché porta in temperatura l'aria molto in fretta; se invece la casa è abitata in modo continuo, perdi l'inerzia della muratura e le temperature oscillano di più tra accensione e spegnimento.

Quali pannelli scegliere e come tenere a bada la condensa

Il punto delicato del cappotto interno non è il potere isolante del pannello, ma il percorso del vapore. Spostando l'isolante sul lato caldo, la muratura resta fredda per tutto l'inverno: il vapore prodotto da cucina, docce e respirazione attraversa il pacchetto e può condensare proprio all'interfaccia tra pannello e muro, dove nessuno lo vede finché non compaiono aloni e muffa sugli spigoli. È la condensa interstiziale, e per questo un termotecnico verifica la stratigrafia con il calcolo igrometrico prima ancora di indicarti i materiali. Due famiglie di soluzioni funzionano, a patto di non mescolarle a caso. La prima è quella dei pannelli capillari e igroscopici, come il silicato di calcio o la fibra di legno finita a calce: assorbono l'umidità nei momenti critici e la restituiscono quando l'ambiente si asciuga, e si posano senza barriera. La seconda è quella dei sistemi a tenuta, dove un isolante che non trattiene umidità, dall'EPS al poliuretano fino alla lana minerale dietro cartongesso, va abbinato a un freno al vapore continuo sul lato caldo, sigillato con nastri su giunti, angoli, scatole elettriche e passaggi di tubi. Tra una barriera bucata e nessuna barriera con un pannello capillare, scegli la seconda: è il difetto di posa, non il materiale, a rovinare questi interventi.

Spessori, posa incollata o struttura a secco

Sullo spessore del cappotto interno conviene ragionare per obiettivi e non per abitudine: con i materiali più diffusi ci si muove in genere tra 4 e 10 centimetri, perché sotto i 4 il guadagno è modesto, mentre sopra i 10 la muratura resta ancora più fredda e il rischio di condensa cresce insieme ai centimetri sottratti alla stanza. Lascia che sia il calcolo, fatto sulla tua zona climatica e sull'uso dei locali, a fissare la misura. La posa incollata è la più compatta. Prepara il supporto: via carta da parati e pitture lavabili, giù l'intonaco che suona a vuoto, poi un fondo consolidante se la parete è polverosa. Il collante si stende a tutta superficie con la spatola dentata, mai a punti e cordolo come si fa all'esterno, perché un'intercapedine d'aria dietro il pannello diventa la strada preferita dell'umidità. Sfalsa i giunti, accosta i pannelli senza forzarli e risvolta l'isolante per qualche decina di centimetri sui muri di spina e all'attacco con i solai. Se devi far passare impianti o la parete è molto irregolare, l'orditura metallica con isolante in intercapedine e lastra di finitura semplifica il lavoro, in cambio di qualche centimetro in più. Per i pensili, in entrambi i casi, prevedi tasselli passanti ancorati alla muratura o un montante di rinforzo nell'orditura.

Gli errori che vanificano un cappotto interno

L'errore che manda sprecato più lavoro è fermarsi alla superficie piana della parete. Solai, travi, pilastri e muri di spina attraversano l'isolamento e restano freddi: lì il calore continua a uscire e, soprattutto, lì si raccoglie il vapore, con le righe scure che compaiono puntuali dopo il primo inverno. Spalle e architravi delle finestre meritano la stessa attenzione anche se lo spazio è poco: un pannello sottile ad alte prestazioni, come il silicato di calcio, e un giunto sigillato contro il telaio tolgono di mezzo il punto più freddo della stanza, che è quasi sempre il primo a macchiarsi. Ci sono poi tre cose che si risolvono soltanto prima di iniziare. Non isolare un muro che prende umidità di risalita o infiltrazioni dall'esterno, perché chiuderesti il problema dentro al pacchetto: individua la causa e trattala. Non scassare i pannelli per i cavi, ma porta gli impianti a battiscopa, nel controsoffitto o nell'orditura, usando scatole a tenuta dove il freno al vapore va forato. E tieni presente che una casa più sigillata ricambia meno aria: aprire le finestre con regolarità o installare una ventilazione meccanica è ciò che mantiene bassa l'umidità interna e fa durare il cappotto interno che hai appena pagato.

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