Perché l'unità esterna si copre di brina con i primi freddi
Se con le prime mattine fredde trovi la pompa di calore coperta da uno strato bianco, non hai davanti un guasto ma una conseguenza diretta del suo modo di lavorare. La batteria alettata dell'unità esterna, cioè lo scambiatore fatto di tubi e lamelle sottili, deve stare più fredda dell'aria che la attraversa per poterne sottrarre calore. Quando la sua superficie scende sotto il punto di rugiada e sotto zero, il vapore acqueo contenuto nell'aria si deposita sulle alette e congela direttamente in brina. Il fenomeno si concentra in una finestra di temperature comprese all'incirca tra 5 °C e -15 °C, con umidità relativa alta, dal 65% in su. Questo spiega una cosa che sorprende molti: la macchina brina più spesso a 3 °C con la nebbia che a -10 °C con aria secca, perché l'aria gelida contiene pochissima acqua da depositare. Se vivi in pianura, in zone umide o vicino a corsi d'acqua, aspettati quindi più brina rispetto a chi abita in montagna, anche se le temperature sono meno rigide. Lo strato di ghiaccio agisce da isolante e riduce il passaggio dell'aria spinta dal ventilatore, così lo scambio termico peggiora e la pompa di calore fatica a mantenere la temperatura impostata in casa.
Cosa succede durante il ciclo di sbrinamento
Proprio per togliere quello strato isolante, ogni pompa di calore aria-acqua o aria-aria prevede un ciclo di sbrinamento automatico, che si avvia quando i sensori sulla batteria rilevano una temperatura sotto una soglia preimpostata, in genere intorno allo zero, insieme ad altre condizioni come il tempo trascorso dall'ultimo ciclo. A quel punto la macchina inverte il funzionamento e per qualche minuto lavora come in raffrescamento: il calore, invece di andare verso l'impianto, viene mandato alla batteria esterna per sciogliere il ghiaccio. Il ventilatore si ferma, la mandata verso i radiatori o il pavimento radiante si interrompe e spesso vedi una nuvola di vapore salire dall'unità, accompagnata da gorgoglii e dallo scorrere dell'acqua di scioglimento. Un ciclo dura di solito tra 5 e 10 minuti e si ripete circa ogni 30-90 minuti, con frequenza maggiore quando l'aria è umida e vicina ai 4-5 °C. Finito lo sbrinamento la pompa riparte e in casa la differenza quasi non si avverte, soprattutto con sistemi a inerzia come il pavimento radiante. Il prezzo è energetico: ogni ciclo riduce la resa di circa il 10% e nelle giornate peggiori il consumo elettrico può salire del 20-30% rispetto ai valori di catalogo. È un costo di esercizio normale nei mesi più freddi.
Quando il ghiaccio è normale e quando merita un controllo
Un velo di brina uniforme sulle alette che compare e scompare nell'arco di un'ora rientra nel funzionamento previsto e non richiede nessun intervento da parte tua. Diverso è il caso di un blocco di ghiaccio compatto che resiste per ore, che avvolge la griglia o la ventola, oppure che si accumula sul fondo dell'unità fino a bloccarla: in queste situazioni lo sbrinamento non sta facendo il suo lavoro e vale la pena capire perché. Osserva anche la frequenza dei cicli: se la macchina si ferma ogni pochi minuti, se ogni sbrinamento si prolunga oltre il quarto d'ora o se la casa resta fredda e stenta a recuperare la temperatura, è il segnale che qualcosa nella configurazione o nell'installazione non va. Nel frattempo evita le soluzioni fai da te più istintive. Non staccare il ghiaccio con cacciaviti, spatole o altri attrezzi appuntiti, perché le alette in alluminio si piegano con niente e una batteria danneggiata scambia ancora peggio. Non spegnere la pompa di calore nel bel mezzo di un ciclo, altrimenti il ghiaccio rimane dov'è e al riavvio la situazione peggiora. Se il ghiaccio persiste, verifica con il tuo installatore che il sensore di sbrinamento, lo scarico della condensa e la carica di refrigerante siano in ordine: sono i tre punti che un tecnico controlla per primi.
Installazione e regolazioni che riducono i cicli di sbrinamento
Molti sbrinamenti anomali nascono da come è stata collocata l'unità esterna. La macchina deve stare sollevata da terra su piedini o su una base rialzata, così l'acqua di scioglimento defluisce senza ricongelare sotto il basamento, e lo scarico della condensa va guidato lontano dai camminamenti, dove d'inverno formerebbe lastre pericolose. Rispetta le distanze minime dalle pareti indicate dal costruttore, perché una zona poco ventilata fa ricircolare l'aria già raffreddata e favorisce la brina. Nei climi più umidi alcuni modelli prevedono una resistenza elettrica nella bacinella di raccolta, utile a evitare che il ghiaccio si accumuli sul fondo. Anche le regolazioni contano. Una curva climatica troppo alta, cioè una temperatura di mandata più elevata del necessario, costringe la macchina a lavorare in condizioni che aumentano il numero di sbrinamenti: chiedi di abbassarla fino al minimo che garantisce il comfort, specialmente se hai un pavimento radiante che lavora bene con acqua tiepida. I modelli più recenti decidono lo sbrinamento in base alle condizioni reali anziché a tempo fisso, riducendo i cicli inutili. Una buona installazione e una taratura corretta significano meno fermate, bollette più contenute e un impianto che dura di più.





