Perché si tratta con il rame alla caduta delle foglie
I trattamenti invernali sugli alberi da frutto con rame rispondono a un problema concreto: quando la pianta entra in riposo vegetativo i patogeni che l'hanno attaccata durante la stagione non scompaiono, ma svernano nelle screpolature della corteccia, sulle gemme, nei frutti mummificati rimasti appesi e nelle foglie a terra. Nel momento in cui le foglie si staccano, inoltre, ogni cicatrice lasciata dal picciolo resta una via d'ingresso per i funghi, e lo stesso vale per i tagli freschi di potatura. Un prodotto rameico agisce sulla superficie dei tessuti con funzione preventiva: forma una pellicola che ostacola la germinazione delle spore e riduce la carica di inoculo che si ritroverà alla ripresa vegetativa. Bolla e corineo del pesco, monilia delle drupacee, ticchiolatura di melo e pero, cancri rameali sono i bersagli classici di questa pulizia di fine stagione. Non aspettarti però una guarigione dei tessuti già compromessi: il vantaggio reale è partire a primavera con molte meno infezioni primarie da rincorrere.
Quando intervenire, dalla caduta foglie alla fine dell'inverno
Non esiste una data valida per tutta Italia, perché il riferimento è la fase della pianta e non il mese. Il primo intervento si colloca quando la defogliazione è praticamente completa, quindi in genere tra novembre e dicembre nelle zone settentrionali e più tardi dove l'autunno resta mite. Un secondo passaggio di rame si fa a fine inverno, prima del rigonfiamento delle gemme, e ha senso soprattutto subito dopo la potatura al bruno, per proteggere le superfici di taglio. Scegli una giornata asciutta e senza vento, con temperature sopra lo zero e nessuna pioggia prevista nelle ore successive: il formulato deve asciugare sulla vegetazione, altrimenti viene lavato via prima di agire. Evita invece gli interventi su gemme già aperte o in fioritura, perché questi prodotti sono fitotossici sui tessuti giovani; alcune specie, come albicocco e susino, risultano più delicate di altre, perciò controlla sempre l'etichetta, che indica colture ammesse, dosi e limitazioni d'impiego.
Formulati, dosi e bagnatura: come eseguire l'irrorazione
Sotto il nome generico di rame trovi sali diversi: la poltiglia bordolese, cioè solfato di rame neutralizzato con calce, l'ossicloruro, l'idrossido e il solfato tribasico. Cambiano rapidità d'azione, persistenza e tenacia alla pioggia, e per l'intervento di fine autunno si preferiscono di solito i formulati più persistenti e aderenti. La quantità di rame metallo per ettolitro d'acqua è quella riportata in etichetta, che resta il riferimento tecnico oltre che legale: prepara la miscela versando il prodotto poco a poco mentre mescoli e usala in giornata. La riuscita dipende dalla bagnatura. Su pianta spoglia devi arrivare dappertutto, dal colletto al tronco, dalle branche principali ai rametti dell'anno, insistendo su biforcazioni, monconi di potatura e zone screpolate dove l'umidità ristagna. Lavora con una pompa a spalla o un atomizzatore, bagna fino a poco prima dello sgocciolamento e gira attorno alla chioma per colpirla da più lati. Indossa guanti, occhiali e mascherina, e prima di irrorare raccogli foglie e frutti mummificati: trattare sopra un terreno coperto di residui infetti rende il lavoro meno efficace.
Limiti del rame e pratiche che riducono i trattamenti
Il rame è un metallo e non si degrada nel suolo come una sostanza organica: applicato ogni anno per abitudine, si accumula nello strato superficiale del terreno, dove può penalizzare la vita microbica e la fauna utile. Non a caso la normativa europea fissa un limite ai quantitativi distribuibili per ettaro sull'arco di più annate. Conviene quindi decidere guardando quello che hai osservato sulle tue piante: se il pesco ha sofferto la bolla, se le mele si sono riempite di ticchiolatura, se su rami e branche compaiono cancri o essudati gommosi, il trattamento invernale è giustificato; su alberi sani, dopo una stagione asciutta, puoi anche sospenderlo. Accanto al rame conta soprattutto il lavoro meccanico. Esegui la potatura sanitaria asportando i rami secchi e quelli con lesioni, allontana i residui dal frutteto invece di lasciarli sotto le piante, stacca i frutti mummificati rimasti sui palchi e alleggerisci la chioma, così la vegetazione asciuga presto dopo la pioggia. Quando metti a dimora nuovi fruttiferi, poi, orientati su varietà poco sensibili alle malattie diffuse nella tua zona: un frutteto gestito così richiede interventi occasionali e non un appuntamento fisso ogni inverno.





