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Trattamenti invernali sugli alberi da frutto con rame

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Perché si tratta con il rame alla caduta delle foglie

Perché si tratta con il rame alla caduta delle foglie

I trattamenti invernali sugli alberi da frutto con rame rispondono a un problema concreto: quando la pianta entra in riposo vegetativo i patogeni che l'hanno attaccata durante la stagione non scompaiono, ma svernano nelle screpolature della corteccia, sulle gemme, nei frutti mummificati rimasti appesi e nelle foglie a terra. Nel momento in cui le foglie si staccano, inoltre, ogni cicatrice lasciata dal picciolo resta una via d'ingresso per i funghi, e lo stesso vale per i tagli freschi di potatura. Un prodotto rameico agisce sulla superficie dei tessuti con funzione preventiva: forma una pellicola che ostacola la germinazione delle spore e riduce la carica di inoculo che si ritroverà alla ripresa vegetativa. Bolla e corineo del pesco, monilia delle drupacee, ticchiolatura di melo e pero, cancri rameali sono i bersagli classici di questa pulizia di fine stagione. Non aspettarti però una guarigione dei tessuti già compromessi: il vantaggio reale è partire a primavera con molte meno infezioni primarie da rincorrere.

Quando intervenire, dalla caduta foglie alla fine dell'inverno

Non esiste una data valida per tutta Italia, perché il riferimento è la fase della pianta e non il mese. Il primo intervento si colloca quando la defogliazione è praticamente completa, quindi in genere tra novembre e dicembre nelle zone settentrionali e più tardi dove l'autunno resta mite. Un secondo passaggio di rame si fa a fine inverno, prima del rigonfiamento delle gemme, e ha senso soprattutto subito dopo la potatura al bruno, per proteggere le superfici di taglio. Scegli una giornata asciutta e senza vento, con temperature sopra lo zero e nessuna pioggia prevista nelle ore successive: il formulato deve asciugare sulla vegetazione, altrimenti viene lavato via prima di agire. Evita invece gli interventi su gemme già aperte o in fioritura, perché questi prodotti sono fitotossici sui tessuti giovani; alcune specie, come albicocco e susino, risultano più delicate di altre, perciò controlla sempre l'etichetta, che indica colture ammesse, dosi e limitazioni d'impiego.

Formulati, dosi e bagnatura: come eseguire l'irrorazione

Sotto il nome generico di rame trovi sali diversi: la poltiglia bordolese, cioè solfato di rame neutralizzato con calce, l'ossicloruro, l'idrossido e il solfato tribasico. Cambiano rapidità d'azione, persistenza e tenacia alla pioggia, e per l'intervento di fine autunno si preferiscono di solito i formulati più persistenti e aderenti. La quantità di rame metallo per ettolitro d'acqua è quella riportata in etichetta, che resta il riferimento tecnico oltre che legale: prepara la miscela versando il prodotto poco a poco mentre mescoli e usala in giornata. La riuscita dipende dalla bagnatura. Su pianta spoglia devi arrivare dappertutto, dal colletto al tronco, dalle branche principali ai rametti dell'anno, insistendo su biforcazioni, monconi di potatura e zone screpolate dove l'umidità ristagna. Lavora con una pompa a spalla o un atomizzatore, bagna fino a poco prima dello sgocciolamento e gira attorno alla chioma per colpirla da più lati. Indossa guanti, occhiali e mascherina, e prima di irrorare raccogli foglie e frutti mummificati: trattare sopra un terreno coperto di residui infetti rende il lavoro meno efficace.

Limiti del rame e pratiche che riducono i trattamenti

Il rame è un metallo e non si degrada nel suolo come una sostanza organica: applicato ogni anno per abitudine, si accumula nello strato superficiale del terreno, dove può penalizzare la vita microbica e la fauna utile. Non a caso la normativa europea fissa un limite ai quantitativi distribuibili per ettaro sull'arco di più annate. Conviene quindi decidere guardando quello che hai osservato sulle tue piante: se il pesco ha sofferto la bolla, se le mele si sono riempite di ticchiolatura, se su rami e branche compaiono cancri o essudati gommosi, il trattamento invernale è giustificato; su alberi sani, dopo una stagione asciutta, puoi anche sospenderlo. Accanto al rame conta soprattutto il lavoro meccanico. Esegui la potatura sanitaria asportando i rami secchi e quelli con lesioni, allontana i residui dal frutteto invece di lasciarli sotto le piante, stacca i frutti mummificati rimasti sui palchi e alleggerisci la chioma, così la vegetazione asciuga presto dopo la pioggia. Quando metti a dimora nuovi fruttiferi, poi, orientati su varietà poco sensibili alle malattie diffuse nella tua zona: un frutteto gestito così richiede interventi occasionali e non un appuntamento fisso ogni inverno.

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