Casapratica.org · guide e consigli pratici
Piante · Piante Grasse da appartamento

Ritirare le piante grasse in casa: quando e come farlo

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Quando ritirarle: le notti fredde contano più del calendario

Quando ritirarle: le notti fredde contano più del calendario

Ritirare le piante grasse in casa non è una scadenza da segnare sul calendario, ma una decisione che prendi guardando il termometro. Il riferimento più affidabile è la temperatura notturna: quando scende sotto i 10 °C per tre o quattro notti di seguito, e non si tratta di un abbassamento isolato, è il momento di portare dentro vasi e cassette. Nelle zone alpine questo accade in genere entro la metà di ottobre, mentre in Val Padana e sull'alto Appennino si arriva spesso all'inizio di novembre; lungo le coste del Centro-Sud il margine resta più ampio. Conta anche la pianta che hai davanti. Molti cactus deserticoli e le Crassulaceae a crescita estiva stanno già rallentando a fine stagione e accettano il rientro senza patirlo, mentre diverse succulente rustiche, come i sempervivum di origine alpina, svernano tranquillamente all'aperto e spostarle sarebbe inutile. Se hai dubbi, anticipare di qualche giorno rischia meno che rimandare: una gelata improvvisa su tessuti pieni d'acqua lascia macchie molli e cicatrici che non si rimarginano più.

Preparare il rientro: sospendi prima l'acqua e il concime

Prima di muovere i vasi conviene preparare le piante, perché il ricovero riesce molto meglio se il substrato è perfettamente asciutto. Un terriccio ancora umido, chiuso in un ambiente fresco e poco ventilato, favorisce i marciumi basali: il fusto cede proprio al colletto e il danno si nota quando è troppo tardi. Allunga quindi gli intervalli fra le annaffiature già da fine estate, lasciando asciugare il pane di terra in profondità, e sospendi del tutto l'acqua nelle settimane che precedono il trasferimento. Lo stesso ragionamento vale per il concime. Sulle specie a crescita estiva riduci le somministrazioni dalla seconda metà di agosto e interrompile da settembre, per non stimolare vegetazione tenera proprio mentre luce e temperature calano. Le succulente a crescita invernale, come diverse Aloe e Haworthia, possono invece ricevere dosi leggere e povere di azoto tra ottobre e inizio inverno, molto diluite e distribuite su substrato già umido. Una pianta asciutta e non forzata entra nel riposo con tessuti compatti e in primavera riparte prima.

Controlla la cocciniglia prima di portarle dentro

Il momento in cui sollevi i vasi è anche l'occasione migliore per un'ispezione ravvicinata, e non va sprecata. Guarda la base della pianta, le pieghe dei fusti, le ascelle delle foglie e il bordo interno del vaso in cerca di cocciniglia, soprattutto quella farinosa, che si presenta come piccoli fiocchi bianchi cotonosi. In un locale chiuso, con gli esemplari ravvicinati, un focolaio ignorato si propaga rapidamente a tutta la collezione: tratta subito le piante sospette con un olio minerale specifico contro le cocciniglie e tienile separate per qualche settimana. Approfitta del passaggio per pulire l'esterno dei vasi, togliere foglie secche e detriti dalla superficie del terriccio e verificare che i fori di drenaggio non siano ostruiti. Per maneggiare i cactus spinosi indossa guanti robusti e avvolgi la pianta in un foglio di giornale o in una fascia di polistirolo: sposti anche gli esemplari più grandi senza rompere spine e fusti, e arrivi al ricovero con piante sane da sorvegliare.

Dove sistemarle in casa: fresco, asciutto e molta luce

Il posto giusto non è il salotto riscaldato, anche se sembra il più accogliente. Le piante grasse hanno bisogno di un riposo invernale effettivo, quindi cerca ambienti freschi e luminosi: una stanza non riscaldata, una veranda, un pianerottolo o lo spazio fra i doppi vetri, con temperature intorno agli 8-15 °C, vanno bene per la maggior parte delle succulente. Le cactacee globose, le agavi, le aloe più robuste come arborescens, ferox e saponaria e le lingue di suocera (Epiphyllum) tollerano un ricovero più freddo, anche intorno ai 5 °C, in una cantina o in una soffitta chiusa e mediamente illuminata; in questi casi l'acqua resta sospesa fino a primavera. Evita i davanzali sopra i radiatori e le stanze con aria calda e secca: il tepore interrompe il riposo, la pianta emette getti pallidi e filati che poi non regge, e la fioritura dell'anno successivo si perde. Garantisci tutta la luce possibile, apri qualche minuto nelle giornate miti per rinnovare l'aria e controlla ogni due o tre settimane che non compaiano macchie molli o nuovi parassiti. Un inverno al fresco e all'asciutto è quello che prepara i fiori di aprile.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche