Le caratteristiche degli impianti di fitodepurazione
Gli impianti di fitodepurazione possono costituire un vero e proprio trattamento secondario a valle dei pretrattamenti, oppure un trattamento terziario dopo i più comuni impianti di depurazione in caso l'effluente non raggiunga i limiti imposti dalle normative vigenti. Sono classificati in base alle piante utilizzate per la depurazione: vi sono dunque sistemi a microfite, a macrofite acquatiche galleggianti, a macrofite radicate sommerse o emergenti. Il flusso delle acque reflue può essere sommerso o sub superficiale: la scelta avviene a seconda delle esigenze e delle caratteristiche delle acque reflue da trattare.
Il funzionamento degli impianti di fitodepurazione
La pianta più utilizzata in Europa, il Phragmites Australis, ha la capacità di trasportare l'ossigeno atmosferico, grazie ai rizomi, fino al medium di riempimento, creando zone adatte per il popolamento dei batteri anaerobici. Va dunque scavato un bacino nel terreno, il cui fondo va impermeabilizzato con uno strato di argilla o con teloni di vari materiali. La depurazione avverrà tramite l'azione combinata di substrato, piante, refluo da depurare e microrganismi, con processi fisici, chimici e biologici: i nitrati sono assorbiti dalle macrofite o trasformati in azoto gassoso, il fosforo viene invece assimilato dai vegetali o insolubilizzato.
Domande frequenti
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Qual è la pianta principale utilizzata negli impianti di fitodepurazione?La pianta più diffusa in Europa per questi sistemi è il Phragmites Australis, comunemente noto come cannuccia di palude. Questa specie è ideale perché possiede una struttura rizomatosa capace di trasportare ossigeno dall'atmosfera fino al mezzo di riempimento sottostante. Questo processo crea micro-zone aerobiche e anaerobiche essenziali per ospitare diversi tipi di batteri decompositori, ottimizzando così il processo di depurazione naturale delle acque reflue domestiche.
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Come funziona tecnicamente il processo di depurazione nelle vasche?Il sistema si basa sull'interazione tra substrato, piante, acqua reflua e microrganismi attraverso processi fisici, chimici e biologici. Dopo un pretrattamento (come la fossa Imhoff), le acque entrano nella vasca di fitodepurazione. I batteri presenti nel substrato degradano la materia organica, mentre le piante assorbono nutrienti come nitrati e fosfori. Inoltre, alcuni composti azotati vengono trasformati in azoto gassoso che si disperde nell'aria, garantendo un'acqua finale più pulita prima dello scarico o del riutilizzo.
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È necessario impermeabilizzare il fondo della vasca di fitodepurazione?Sì, l'impermeabilizzazione è fondamentale per evitare che le acque reflue contaminino la falda acquifera circostante. Il fondo della vasca deve essere sigillato ermeticamente utilizzando strati compatti di argilla nativa o, più comunemente oggi, mediante l'apposizione di teli sintetici specifici (geomembrane) resistenti agli agenti chimici e biologici. Senza questa barriera, il sistema non sarebbe efficace né ecologicamente sicuro, poiché inquinerebbe il suolo e le risorse idriche sotterranee.
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In quali casi si consiglia un impianto di fitodepurazione?Questi impianti sono ideali per abitazioni isolate non collegate alla rete fognaria pubblica, offrendo un'alternativa economica ed ecologica alle fosse settiche tradizionali. Possono funzionare come trattamento secondario autonomo o come affinamento terziario post-impianto convenzionale se l'effluente non rispetta i limiti normativi. Sono particolarmente indicati per chi cerca soluzioni sostenibili, a basso consumo energetico e con minima manutenzione, purché ci sia spazio sufficiente per realizzare le vasche necessarie al corretto sviluppo delle radici e del substrato.







