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Guerrilla gardening

Aggiornato il 01 febbraio 20173 capitoli5 domande frequenti
Guerrilla gardening

Conosciamo meglio il fenomeno

Era il 1973 quando a New York il gruppo attivista Green Guerrilla trasformò in un giardino fiorito un terreno privato in stato di abbandono: nasceva così il guerrilla gardening, che da una decina d'anni ha preso piede anche in Italia grazie ad un gruppo di milanesi. Come dice il termine stesso, il fenomeno riguarda la coltivazione di fiori, piante e alberi, ma si tratta di azioni fatte a sorpresa, senza le necessarie autorizzazioni. In genere sono gruppi ambientalisti ad organizzare i cosiddetti "attacchi verdi", atti dimostrativi con cui rivendicare un futuro più pulito per il pianeta. Spesso gli autori di questi particolari attacchi sono esperti di giardinaggio che con il loro impegno abbelliscono e riqualificano il territorio, agendo contro il degrado e la sporcizia in cui versano alcune zone delle nostre città. In genere questa insolita forma di giardinaggio viene organizzata di notte, sia per evitare problemi con le autorità, sia per ottenere l'effetto sorpresa al mattino! Più raramente l'attività viene messa in piedi alla luce del sole, cercando di coinvolgere la comunità nel progetto.

Come realizzare un attacco verde

Se l'intervento di guerrilla gardening vuole avere un futuro, serve un certo impegno nella sua organizzazione: una volta scelto e ripulito il terreno adatto allo scopo, si deve decidere quali piante farvi crescere, tenendo conto del tipo di terreno e del clima, preferendo quelle più resistenti. Dopo una perlustrazione della zona, si pianifica la missione segreta in cui la squadra di giardinieri entrerà in azione, utilizzando i materiali necessari: attrezzi, terriccio, fertilizzante, acqua per annaffiare, naturalmente semi e piante. Per assicurarsi il successo dell'opera, nei giorni successivi si deve ritornare sul posto per proseguire il lavoro oppure incaricare qualcun'altro di prendersene cura. Terminato l'attacco verde, è importante lasciare tutto pulito e in ordine in modo da dare un'immagine positiva alla missione. Se invece l'attacco è concepito come un mero atto simbolico di protesta, diventa più semplice da realizzare, ad esempio usando le bombe di semi. Oltre ai semi delle piante che vogliamo far cresere, contegono terriccio e fertilizzante e sono avvolte nel giornale e imbevute d'acqua. Basta scegliere un terreno abbandonato dove lanciare le bombe e il gioco è fatto.

Strumento di propaganda politica

Oggi in Italia esistono diversi gruppi indipendenti di guerrilla gardening, tanto che si organizzano anche raduni e giornate dedicate al fenomeno. In questo il web gioca un ruolo fondamentale, sia come amplificatore del messaggio ambientalista che come mezzo per scambiarsi esperienze e successi: infatti gli attacchi verdi vengono rigorosamente documentati da foto dell'area interessata prima e dopo l'intervento. Talvolta però i gruppi di guerrilla gardening non si limitano a esprimere la loro visione su come rendere il pianeta più bello e più pulito, magari mettendo a posto un'aiuola, ma si occupano di organizzare vere azioni di protesta politica: in questi casi, l'attacco verde non fa parte di un progetto sul territorio a lungo termine ma diventa soprattutto uno strumento di propaganda che può anche creare problemi di ordine pubblico. Comunque la si pensi, il fenomeno getta luce sulla questione politica dell'incuria che spesso affligge gli spazi verdi e non solo quelli, mentre a livello globale fa riflettere sul complesso equilibrio tra uomo e natura e sul problema della sostenibilità dei nostri modelli di vita.

Domande frequenti

  • Il guerrilla gardening è legale?
    Tecnicamente, il guerrilla gardening consiste nella coltivazione di piante su terreni privati o pubblici senza le dovute autorizzazioni, configurandosi quindi come un atto di violazione della proprietà o del decoro urbano. Di conseguenza, non è un'attività legalmente riconosciuta e può essere sanzionata dalle autorità competenti. Tuttavia, l'approccio varia molto: mentre alcuni gruppi lo usano come protesta politica creando disagi, altri collaborano tacitamente con i comuni o i proprietari che, vedendo il miglioramento estetico e ambientale, decidono di regularizzare la situazione o tollerare l'iniziativa. È fondamentale valutare il contesto locale e il rischio di contestazioni legali.
  • Come si preparano le 'bombe di semi' per il guerrilla gardening?
    Le seed bomb o bombe di semi sono un metodo simbolico e pratico per diffondere la vegetazione. Si realizzano mescolando semi di piante autoctone e resistenti con terra argillosa e compost/fertilizzante organico. L'impasto viene modellato in piccole palline, lasciate asciugare completamente per indurirsi e proteggere i semi dall'umidità prematura. Una volta secche, possono essere avvolte in carta biodegradabile (come quella del giornale) e imbevute d'acqua al momento dell'uso. Basterà lanciarle sui terreni abbandonati scelti; la pioggia e il tempo permetteranno ai semi di germogliare naturalmente.
  • Quali piante sono più indicate per un intervento di guerrilla gardening?
    Per garantire la sopravvivenza delle piante in ambienti urbani trascurati, è essenziale scegliere specie autoctone, rustiche e resistenti alle condizioni difficili (inquinamento, siccità, terreni poveri). Piante come lavande, erba medica, girasoli, papaveri e varie specie di fiori selvatici sono ideali perché richiedono poca manutenzione e attirano impollinatori. Evitare specie invasive che potrebbero danneggiare l'ecosistema locale. La scelta dovrebbe privilegiare piante perenni o annuali a ciclo rapido che possano stabilirsi autonomamente senza bisogno di cure costanti post-impianto.
  • È possibile coinvolgere la comunità nel guerrilla gardening?
    Sì, coinvolgere la comunità è una strategia efficace per aumentare l'accettazione sociale del progetto e ridurre i conflitti. Organizzare giornate di giardinaggio aperte, anche se inizialmente informali, permette di educare i residenti sull'importanza del verde urbano e di creare senso di appartenenza. Quando la gente vede il proprio quartiere abbellito e partecipa attivamente, è più probabile che protegga le piante piuttosto che distruggerle. Inoltre, la visibilità pubblica può spingere le amministrazioni locali a intervenire per formalizzare la gestione dello spazio verde, trasformando un'azione illegale in una risorsa condivisa.
  • Cosa fare se le piante vengono danneggiate o rimosse?
    Il guerrilla gardening espone le piante a rischi elevati: rimozione da parte dei servizi tecnici comunali, vandalismi o semplicemente la morte per mancanza di cure. Se le piante vengono rimosse, l'obiettivo principale – sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso la documentazione fotografica del 'prima e dopo' – rimane comunque raggiunto. Per aumentare le probabilità di successo, è consigliabile irrigare abbondantemente subito dopo l'impianto e, se possibile, affidare la custodia delle aree a volontari specifici. Accettare la fragilità del progetto fa parte della natura stessa di queste iniziative spontanee.

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