Piastrelle

Le caratteristiche principali

Le piastrelle sono caratterizzate da uno spessore compreso in linea di massima fra i 4 e i 15 mm e possono avere le forme più disparate: dal quadrato all'esagono, dal rombo al rettangolo. Talvolta può accadere che la tolleranza dimensionale delle piastrelle sia abbastanza elevata rispetto alla misura dichiarata sulla confezione. Le differenze fra un elemento e l'altro possono essere di qualche decimo di millimetro in meno o in più e in tal caso sull'etichetta verrà riportata una lettera alfabetica che indicherà il calibro effettivo del lotto. Le piastrelle maggiormente realizzate con un impasto a base di argilla sono quelle che vengono cotte alle temperature più elevate. Solo così infatti l'argilla solidifica garantendo una maggiore densità molecolare e diviene molto compatta.
Piastrelle in travertino

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Le sigle delle piastrelle

Tipologia di piastrelle decorate Basta esaminare un catalogo di piastrelle per rendersi conto che vengono contrassegnate con numeri e sigle atti a specificare alcune caratteristiche. Ad esempio la resistenza all'abrasione viene indicata con numeri compresi tra l'1 e il 5 mediante una scala chiamata PEI. Più basso sarà il numero minore sarà la resistenza del prodotto al calpestio e con il passare del tempo lo smalto potrebbe rovinarsi. La durezza invece viene calcolata con la scala Mohs con valori tra 1 e 10 dove il valore più alto indica la durezza del diamante. Una buona mattonella solitamente ha un Mohs uguale o maggiore a 5. Invece con numeri che vanno da 1 a 3 viene indicata la resistenza della piastrella a macchiarsi. Se una mattonella ha un valore pari a 1 significa che può essere pulita facilmente mentre il 3 indica una piastrella che si macchia in maniera irreparabile.

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La lavorazione

Tipologia di piastrelle Le piastrelle più utilizzate sia in ambito domestico che in ambienti sottoposti a un elevato calpestio, sono quelle che si ottengono con un impasto a base di materiali argillosi e sabbie quarzifere. La cottura viene effettuata in appositi forni che hanno temperature comprese fra un minimo di 1060°C e un massimo di 1220°C per un tempo variabile di 60 o 30 minuti a seconda della tipologia di piastrelle che si vuole ottenere. Una volta che il prodotto finito è completamente raffreddato diviene rigido, non solubile e resistente sia agli attacchi di tipo meccanico che chimici. Con questo procedimento si ottengono diverse tipologie di piastrelle che differiscono per impatto estetico e per caratteristiche fisiche. Il cotto a pasta bianca o rossa è la tipologia meno resistente mentre il gres porcellanato smaltato è quella che meglio sopporta ogni tipo di sollecitazione e garantisce la migliore resistenza al calpestio.


Le piastrelle più comuni

Piastrelle in gres porcellanato Fra le piastrelle più utilizzate ci sono quelle in cotto. La pasta di base può essere bianca oppure rossa a seconda della quantità di ferro contenuta nell'argilla. Il cotto veniva adoperato già in tempi remoti e non è raro trovare pavimentazioni di questo tipo in ville risalenti al XIV secolo d.C. La monocottura è un materiale moderno e si ottiene cuocendo supporto e smalto in una sola volta in forni che sviluppano un calore fra i 1170 e i 1200°C. Nella bicottura la piastrella viene cotta in due volte: prima la base e nella fase successiva si cuoce la smaltatura. Il gres porcellanato in massa non ha smalto e si ottiene con il processo di pressatura. Questo materiale ha uno scarso assorbimento dell'acqua. Invece il gres porcellanato smaltato viene realizzato con un procedimento paragonabile a quello della monocottura.


Piastrelle particolari

Oltre alle piastrelle realizzate con materiali ceramici, ne esistono altre tipologie che vengono adoperate sia per mettere in posa pavimentazioni che per realizzare rivestimenti di gran pregio. Ad esempio ci sono le piastrelle metalliche suddivise in due grandi tipologie: la prima è formata da piastrelle aventi una base in legno e ricoperte con lamine in ottone, rame oppure acciaio inossidabile; la seconda categoria invece è costituita da mattonelle in resine e altre sostanze di origine chimica che presentano una superficie che simula metalli diversi.

Le piastrelle in vetro trasparente sono le più ambite per realizzare rivestimenti nelle cucine e nei bagni. L'unica accortezza che si deve avere nella loro messa in posa è che il collante utilizzato sia trasparente.

Fra le tipologie di piastrelle più inusuali ci sono sicuramente quelle rivestite in pelle e solitamente vengono scelte per rivestire studi.


La posa

Se fino a qualche decennio fa le piastrelle venivano messe in posa utilizzando la tecnica del fresco su fresco, attualmente sia per realizzare le pavimentazioni che i rivestimenti si utilizzano collanti specifici da applicare su un fondo asciutto e ben pulito.

Fra una piastrella e l'altra vengono lasciati spazi regolari detti fughe che successivamente verranno riempite con appositi stucchi colorati oppure bianchi. Questa metodologia è più rapida e non si corre il rischio che non avvenga la presa in qualche punto della superficie. Infatti i collanti hanno una presa assai maggiore in confronto al cemento.

Per ottenere spazi regolari fra le piastrelle vengono utilizzati distanziatori rigidi in materiale plastico aventi una forma a croce o a T. Prima di eseguire la fugatura finale vengono rimossi con un semplice gesto della mano.



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