Innesto a triangolo
L'innesto a triangolo è una particolare metodologia di innesto, particolarmente diffusa. Si tratta dell'innesto effettuato in modo regolare per le varietà di pero e di melo nelle coltivazioni intensive, nei frutteti di tutta Italia. Si chiama innesto a triangolo perché prevede l'inserimento delle marze da far sviluppare in uno spacco a forma di triangolo, creato ai bordi del portainnesto. Questo tipo di intervento si pratica durante il riposo vegetativo delle piante, quindi durante i mesi invernali, preferendo dicembre o gennaio, possibilmente lontano dalle previsioni di gelate più intense. Si interviene potando il portainnesto fino a circa 1 m dal terreno; su piano così creato si praticano alcuni intagli di forma triangolare, in cui si inseriscono le marze opportunamente private della corteccia e tagliate a cuneo. Dopo aver posizionato due o più marze, si stinge la base del portainnesto con della rafia, o con del nastro per innesti. Questo tipo di innesto non è molto indicato per i principianti, ma dà in ogni caso ottime possibilità di attecchimento.
Tipi di innesto
Sono diversi i tipi di innesto che si possono effettuare sulle piante; la scelta di un tipo piuttosto che di un altro dipende essenzialmente dal periodo dell'anno in cui lo si vuole effettuare, e dalle piante che vanno innestate: ogni singola specie infatti sembra reagire meglio ad alcuni tipi di innesto piuttosto che ad altri. Nelle coltivazioni di frutta italiane si tende a prediligere l'innesto a spacco o a triangolo; il primo è praticamente identico al secondo, se non per la forma delle cavità create nel portainnesto. In particolare l'innesto a spacco è molto utilizzato negli agrumeti, anche in caso di rinnovo di piante già precedentemente innestate. L'innesto a spacco si usa anche con alcune piante ornamentali. Sono particolarmente diffusi anche i cosiddetti innesti a gemma, che permettono di innestare una varietà di pianta sul portainnesto semplicemente inserendo una gemma della varietà prescelta su quella vecchia. Questo tipo di innesto dà buone probabilità di riuscita ed è particolarmente sfruttato con alcune varietà di rose.
Migliorare le piante tramite l'innesto
Nelle coltivazioni intensive si tende a prediligere la coltivazione solo di alcune varietà specifiche, che in genere sono particolarmente produttive o che producono frutti molto saporiti o grandi. Tramite l'innesto è possibile unire le qualità di una pianta che produce frutti particolarmente apprezzati, con quelli di un'altra molto vigorosa o resistente alle malattie. Questa tecnica agronomica quindi permette di approfittare delle peculiarità di più varietà di piante, unendole in un unico esemplare. Purtroppo non tutte le piante sopportano bene l'innesto o sono favorite in modo particolare da questa pratica, quindi non sempre è possibile effettuarlo. In particolare si possono innestare, in generale, solo piante dello stesso genere, o della stessa famiglia. Tra le piante più innestate con successo ci sono sicuramente le rosacee e, in particolare, le piante da frutto, soprattutto le tante specie e varietà di prunus.
Che piante innestare
Per chi si avvicina per la prima volta all'innesto in genere è consigliabile scegliere di praticare questa tecnica su una pianta di scarso valore, e che presenti ottime probabilità di riuscita. Tipicamente si preferisce effettuare, in questi casi, almeno 3-4 innesti su un'unica pianta, in modo da aumentare le probabilità di riuscita: in caso di attecchimento anche di una sola marza, le altre potranno essere rimosse, richiudendo le ferite provocate al portainnesto con del mastice specifico. Tra le piante più facili da innestare ci sono le rose e i prunus, in tutte le varietà. Prima di decidere quale pianta innestare è consigliabile considerare che l'innesto porta ad una certa sofferenza qualsiasi pianta, che deve sfruttare tutte le sue energie per permettere che la pratica riesca al meglio. Per questo motivo è sempre meglio selezionare portainnesti e marze in ottimo stato di salute, senza malattie o qualsiasi altra problematica. Per aumentare le probabilità si possono anche acquistare le marze nei vivai specializzati.
Periodo migliore per innestare
Non esiste un periodo giusto per innestare, o uno sbagliato, tutto dipende dalla pianta che deve subire questa pratica e dalla tecnica che si desidera utilizzare. Per l'innesto a triangolo, da effettuare su peri e meli, il periodo migliore è l'inverno; in linea generale l'innesto a spacco si può effettuare quando le piante sono in riposo vegetativo, anche se di solito si preferiscono le settimane appena precedenti alla ripresa vegetativa, quindi febbraio o marzo, a seconda del luogo in cui ci si trova. Molte piante tendono a dare maggiori probabilità di buona riuscita dell'innesto se questo viene effettuato all'inizio della ripresa vegetativa: prima che le gemme gonfino del tutto, ma quando le radici della pianta hanno già ricominciato il loro risveglio dopo l'interno. Per questo motivo l'inizio della primavera è spesso il periodo migliore per innestare, tra marzo e aprile, o in alcuni casi anche fino a maggio.
Problemi tecnica innesto
Purtroppo l'innesto è una pratica agronomica che può manifestare numerose problematiche. La prima riguarda l'effettivo attecchimento delle marze o delle gemme innestate: per una mano esperta l'attecchimento può superare l'80-90%; un neofita invece può andare incontro anche ad un attecchimento inferiore al 20%. Se si è alle prime armi conviene quindi preparare tante marze, e magari anche 2-3 portainnesto, sperando di aumentare le proprie probabilità di successo. Gli innesti effettuati in primavera necessitano di particolari cure colturali, in quanto il portainnesto deve essere mantenuto in ottime condizioni di coltivazione e sviluppo, in modo da favorire anche l'attecchimento delle marze. È bene anche verificare periodicamente che attorno al punto di innesto non si verifichino essudati di linfa, o ristagni di umidità, che possono favorire lo sviluppo di muffe o di pericolosi funghi.
Domande frequenti
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Qual è il periodo ideale per eseguire gli innesti?Il periodo ottimale varia in base alla tecnica e alla specie vegetale. Generalmente, gli innesti si effettuano durante il riposo vegetativo in inverno (dicembre-gennaio), come nel caso dell'innesto a triangolo per meli e peri, oppure poco prima della ripresa vegetativa, tra febbraio e marzo. Molti esperti raccomandano l'inizio della primavera (marzo-aprile), quando le radici si sono già risvegliate ma le gemme non hanno ancora gonfiato completamente. Questo momento garantisce che la pianta abbia le energie necessarie per fondere saldamente la marza con il portainnesto, massimizzando le probabilità di attecchimento.
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È possibile innestare piante di famiglie diverse?In linea generale, no. Affinché l'innesto abbia successo, è fondamentale che la marza e il portainnesto siano botanicamente compatibili, ovvero appartenenti allo stesso genere o, al massimo, alla stessa famiglia. Le Rosacee, che includono molte piante da frutto come mele, pere, pesche e ciliegie, sono tra le più comuni e facili da innestare insieme. Tentare di unire specie troppo distanti geneticamente porterà quasi certamente al fallimento della procedura, poiché i tessuti non riusciranno a fondersi correttamente.
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Quanto tempo ci vuole affinché un innesto attecchisca?I primi segni visibili di attecchimento, come la crescita di nuovi germogli dalla marza, solitamente compaiono entro 2-4 settimane dall'esecuzione della tecnica, specialmente se effettuata in primavera. Tuttavia, il processo completo di fusione dei tessuti richiede diversi mesi. Per un principiante, il tasso di successo può variare drasticamente: mentre un esperto può superare l'80-90% di attecchimento, un neofita potrebbe registrare risultati inferiori al 20%. È quindi normale dover rimuovere le marze non andate a buon fine e sostituire quelle morte entro la stagione.
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Come proteggere l'innesto da malattie e funghi?La cura post-innesto è cruciale per prevenire infezioni. Bisogna mantenere pulita e asciutta la zona di giunzione, verificando periodicamente la presenza di essudati di linfa o ristagni di umidità che favoriscono muffe e funghi dannosi. È essenziale sigillare perfettamente la ferita utilizzando nastro apposito, rafia o mastice cicatrizzante per evitare l'ingresso di patogeni. Inoltre, garantire al portainnesto condizioni di coltivazione ottimali, con irrigazione controllata e concimazione bilanciata, aiuta la pianta a difendersi naturalmente e a sostenere lo sforzo energetico richiesto dalla guarigione.
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Quali sono le piante più indicate per chi inizia a innestare?I principianti dovrebbero iniziare con specie note per la loro facilità di attecchimento e robustezza, come le rose e i Prunus (peschi, albicocchi, ciliegi, susini). Queste piante rispondono bene alle tecniche classiche e offrono margini di errore più ampi rispetto ad altre specie più sensibili. Si consiglia di esercitarsi su piante di scarso valore commerciale o ornamentale, eseguendo contemporaneamente 3-4 innesti sulla stessa pianta: così, anche se solo uno attecchisce, si ha comunque la soddisfazione del risultato e la possibilità di correggere l'errore rimuovendo le marze fallite.










