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Malattie piante

Ticchiolatura

La ticchiolatura è un'infezione fungina che colpisce prevalentemente le appartenenti alle rosacee, con gravi danni ai frutti delle piante da reddito.

di Redazione

14 settembre 2016

La ticchiolatura, patologia da non sottovalutare

La ticchiolatura è una malattia che colpisce alberi ed arbusti ed è causata da funghi della specie Venturia ( allo stadio sessuale) che fanno parte dei generi Fusicladium e Fusicladosporium e che assumono caratteristiche e denominazioni specifiche a seconda della specie su cui attecchiscono: per esempio Venturia pirina è il patogeno del pero. Lo sviluppo è favorito dalle pioggie primaverili ed estive e causano un'infezione che provoca fuliggine, macchie scure sulle foglie, caduta prematura delle stesse e avvizzimento dei fiori e dei frutti che sono quelli che risentono maggiormente dei danni dell'attacco patogeno, in quanto il loro sviluppo viene irrimediabilmente arrestato. Le piante maggiormente colpite sono il melo, il pero, il pioppo, l'olivo, la pyracantha, il sorbo, il nespolo , alcune specie di prugne e il salice. Per il melo la ticchiolatura rappresenta una delle patologie più importanti e può comprometterne il raccolto mentre sulla foglia dell'olivo la ticchiolatura provoca una caratteristica macchia circolare.

Danni su foglie e frutti

Le prime lesioni dovute alla ticchiolatura si manifestano in primavera, di solito sulla parte inferiore delle foglie in crescita. La lesione inizialmente appare come una zona circolare di tonalità più chiara rispetto al verde circostante. Aumentando di dimensioni, il colore diventa olivastro e la macchia appare vellutata per via delle spore che la ricoprono. Sulle giovani foglie le lesioni possono essere anche molto grandi, più di 1 cm di diametro, questo perché sono meno resistenti alle infezioni rispetto alle foglie più vecchie. Le lesioni fogliari possono trasformare il tessuto della foglia provocando lacerazioni e raggrinzimento. Le foglie infette sono destinate a cadere e l'infezione può provocare serie defogliazioni anche negli anni seguenti. Le piante colpite vengono indebolite e diventano suscettibili a danni da gelo e da altri parassiti. Le lesioni che si verificano sui frutti compromettono il reddito della pianta. La frutta non solo è macchiata ma il suo sviluppo è seriamente compromesso. La lesione può generarsi partendo da piccole lesioni alla base del fiore e diffondersi ai sepali fino a farlo cadere, determinando una resa in frutti più bassa.

Infezione da Venturia

La riproduzione della Venturia avviene per via sessuata (ascospore) ma come tanti ascomiceti anche per via asessuata, producendo spore chiamate conidi. Questi sono organi unicellulari di grandezza microscopica prodotti nei conidiofori che si formano su una fitta stuoia di micelio che fuoriesce dall'interno della cuticola fogliare. E' questa massa di conidi e conidiofori ad essere responsabile dell'aspetto vellutato delle lesioni e insieme, della diffusione della malattia. Le spore infatti vengono diffuse dal vento e dagli spruzzi di pioggia. Una volta che la spora entra in contatto con la superfice vegetale, se questa è bagnata, germina penetrando la cuticola. Le spore sulle parti cadute della pianta possono conservarsi per diversi mesi, svernando e producendo miceli nella stagione successiva. Da una singola lesione possono essere prodotti fino a 100.000 conidi e il ritmo di espansione dell'infezione è determinato dalla temperatura ma anche dalle caratteristiche del tessuto ospite, tra cui genotipo ed età. Le espansioni più lente producono un numero minore di cicli secondari. La produzione di conidi è influenzata anche dall'umidità che deve essere del 60-70%.

Il controllo della ticchiolatura

Il controllo della ticchiolatura è basato prima di tutto sulla prevenzione dell'infezione primaria quando, in primavera, le ascospore possono trovarsi nell'aria. L'utilizzo iniziale degli spray funghicidi è concomitante con il rilascio all'inizio della bella stagione dell'inoculo primario. I trattamenti successivi vengono effettuati di solito per altre parassitosi ma sono efficaci anche contro gli inoculi secondari nella ticchiolatura. I funghicidi chimici sono di due tipi: preventivi e curativi e per la massima efficacia si utilizzano ambedue. I primi vengono applicati alle foglie e ai frutti prima dell'infezione, mentre quando temperatura e umidità sono adatti, il funghicida impedisce alle spore di germinare e penetrare il tessuto ospite. La deposizione del liquido in modo uniforme è essenziale per la riuscita del trattamento che deve essere ripetuto da 5 a 7 giorni nella prima parte della stagione e ogni 7-10 giorni durante la stagione. I fungicidi curativi sono in grado di penetrare la foglia e fermare l'ulteriore sviluppo del micete e quindi lo sviluppo dei sintomi. Pratiche colturali come la potatura e la rimozione del fogliame a terra inibiscono i cicli dell'infezione.

Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi principali della ticchiolatura su foglie e frutti?
    I primi segni compaiono in primavera sulla pagina inferiore delle foglie giovani, con macchie circolari chiare che virano rapidamente verso il nero olivastro e assumono un aspetto vellutato grazie alla presenza di spore. Su foglie mature, le lesioni sono più piccole e dure. Il danno maggiore si ha sui frutti: le macchie nere ne bloccano lo sviluppo, rendendoli deformati, screpolati e immaturi, spesso portando alla loro caduta prematura. Anche i fiori possono essere colpiti alla base, causando aborti fiorali e riducendo drasticamente la produzione finale.
  • Come si previene e cura la ticchiolatura con metodi naturali o biologici?
    La prevenzione è fondamentale: rimuovi e distruggi tutte le foglie cadute a terra in autunno/inverno per eliminare le spore svernanti. In primavera, prima della fioritura, applica prodotti a base di rame o zolfo, efficaci come preventiva. Durante la stagione, mantieni la chioma aerata con potature di alleggerimento per ridurre l'umidità interna. Evita irrigazioni a pioggia che bagnano le foglie; preferisci l’irrigazione al piede. Prodotti a base di bicarbonato di potassio o oli essenziali possono aiutare nel contenimento, ma vanno usati con costanza e solo se l’infezione non è già avanzata.
  • Quando e con quale frequenza bisogna trattare con fungicidi chimici?
    I trattamenti devono iniziare in primavera, appena si aprono le gemme e prima che compaiano i primi sintomi, per proteggere dai primi inoculi. Ripeti l’applicazione ogni 7-10 giorni durante la stagione vegetativa, specialmente dopo piogge intense o in periodi di alta umidità (>60%). Usa sia fungicidi preventivi (che creano una barriera) sia curativi (che penetrano il tessuto). Assicurati una copertura uniforme di foglie e frutti. Interrompi i trattamenti vicino alla raccolta rispettando i tempi di carenza indicati sull’etichetta del prodotto per evitare residui nocivi sulla frutta.
  • Quali piante sono più soggette alla ticchiolatura e quali no?
    La ticchiolatura colpisce principalmente le Rosacee: melo, pero, cotogno, nespolo, sorbo e alcune varietà di prugno. È specifica per specie: il fungo del melo (Venturia inaequalis) non infetta il pero. Altre piante sensibili includono olivo (con ceppi specifici), pioppo, salice e Pyracantha. Non preoccuparti per la maggior parte delle ornamentali da fiore comuni o per conifere, poiché la ticchiolatura non le attacca. Se hai meli o peri in giardino, la vigilanza e la prevenzione sono prioritarie, dato che la malattia può decimare il raccolto annuale.
  • Perché la ticchiolatura è così difficile da eradicare completamente?
    La difficoltà deriva dalla capacità del fungo Venturia di sopravvivere a lungo nelle foglie morte a terra, producendo spore che resistono per mesi. Inoltre, genera centinaia di migliaia di nuove spore (conidi) da ogni lesione, diffuse facilmente da vento e pioggia. L’infezione può ripetersi più volte nella stessa stagione (cicli secondari) se le condizioni climatiche restano umide. Senza una gestione integrata che combini pulizia del terreno, potatura corretta e trattamenti tempestivi, il ciclo si rinnova anno dopo anno, indebolendo progressivamente la pianta e rendendola vulnerabile ad altri stress.